Kronos e Kairos

KRONOS E KAIROS
– i custodi del Tempo –

Kronos e Kairos

Per comprendere cos’è il Kairos dobbiamo rifarci, come spesso accade, alla mitologia greca.
A differenza del Kronos (Crono o Saturno), ossia il tempo che canonicamente “vediamo” passare tramite le lancette dell’orologio e i cicli della Natura, il Kairos è invece il Tempo.

Cosa cambia? Non solo la maiuscola iniziale!
Il tempo è qualcosa di costante ed immutabile, misurabile, insito nella natura stessa della Creazione: un tempo che detta i cicli e i cambiamenti. E’ la Vita, la Morte, la Trasformazione, il Destino.
Il Tempo è invece il Tempo interiore (o momento opportuno), quello che non si può misurare, quello che varia grandemente in base alla percezione che abbiamo del Momento che stiamo vivendo. In qualche modo si rifà a questo concetto anche il motto “Carpe diem“, cogli l’attimo, poichè spesso quel Momento è legato ad una scelta importante.

Kairos altorilievoPrima o poi arriva sempre quel momento nella vita in cui bisogna fare una scelta, e bisogna farla proprio in quel momento in cui si è chiamati a scegliere, perchè se si perde quell’attimo, esso non tornerà mai più. E lo senti, lo senti dentro.
Ecco, questo è un buon esempio per comprendere un aspetto del Tempo interiore.

Nella foto raffigurazione qui sotto troviamo Kronos (a sinistra) con la classica clessidra che indica lo scorrere inesorabile del tempo. Saturno è spesso rappresentato anche con un falcetto, arma con la quale ha evirato e detronizzato suo padre Urano, ripresa poi nella raffigurazione della Morte, di cui è ovviamente portatore in quanto signore della distruzione e del karma.
A destra troviamo invece il dio alato Kairos, con la bilancia sbilanciata dal dito del dio, ad indicare che il Momento giusto è sempre e solo personale.
Esso è, in sintesi, una libera scelta personale.

Negli anni ho vissuto diverse esperienze ed ho capito che il Tempo è effettivamente uno degli aspetti più importanti su cui focalizzarsi per guarire. Perchè se sappiamo bene che “il tempo cura tutte le ferite”, vivere il giusto Tempo ogni giorno è invece la chiave per vivere davvero la vita nel migliore dei modi.

Pietra del Viaggio

La Pietra del Viaggio

Pietra del Viaggio

Come per il Diario di Viaggio, anche la Pietra del Viaggio è un importante strumento personale che ti può accompagnare nelle esperienze spirituali, evolutive e mistiche.
E’ importante però che non sia una pietra “quotidiana”, una che si porta sempre con sè.
Dico questo non perchè la vita quotidiana non sia importante in ogni singolo istante, quanto per il semplice motivo che…raramente siamo centrati e presenti a noi stessi nel quotidiano! Infatti per ottenere una forte centratura consiglierei normalmente una Chiastolite o una Tormalina nera.

Il motivo per cui questa pietra deve essere riservata a momenti speciali è molto semplice: perchè deve accumulare soltanto le esperienze più potenti, evolutive e trasformative della tua vita.
Sarà una pietra sacra, da porre sul tuo Altare (se ne possiedi uno) o in un luogo lontano dalla vista di tutti: la userai soltanto nelle occasioni speciali, come un Viaggio sciamanico, una cerimonia con una Pianta Maestra oppure in tutte le esperienze che reputi molto importanti per te dal punto di vista evolutivo, interiore, personale.

Se mi chiedeste quale pietra sia la più adatta a questo scopo, vi direi un Quarzo o un Cristallo Maestro, per il semplice motivo che più di tutte le altre pietre, i Quarzi sono accumulatori di Memorie (vedi articoli linkati).
Questo però non deve assolutamente condizionare la tua scelta poichè tutte le pietre possiedono una loro memoria atomica (come del resto qualsiasi cosa nell’universo), pertanto…scegli quella che ti piace di più! Oppure usa pietra che possiedi già ed alla quale sie affezionato/a, e semplicemente consacrala a questo scopo con un piccolo rituale o con la tua Volontà.

Buon Viaggio!
Andrea

La Leggenda di Taliesin

La Leggenda di Taliesin

Leggenda di Taliesin

Tanti, tantissimi anni fa, su un isolotto al centro del lago di Tegid viveva una bellissima dea, in un castello circondato da alberi millenari ed avvolto da un’edera cresciuta nella notte dei tempi. La dea veniva chiamata, tramite parole mortali Cerridwen.
Cerridwen amava molto la poesia, il canto e la musica ed intratteneva gli abitanti del suo regno fatato e tutte le creature del bosco, narrando loro racconti di epoche antiche, quando la pace regnava nel mondo e, nella natura, tutto era armonia e bellezza.
Cerridwen ebbe due figli. La Leggenda di Taliesin inizia qui.

Alla nascita del primo, bello come la madre, tutte le creature del lago e tutti i sudditi fecero grandi festeggiamenti: non si era mai visto, infatti, un bimbo più grazioso, tanto grazioso che anche i suoi pianti di neonato erano dolci melodie che incantavano tutti.
Il secondo figlio della dea nacque qualche anno dopo e, al contrario del fratello, era brutto, molto brutto. Nessuno se la sentiva di festeggiare la sua nascita ed anche Cerridwen era molto addolorata per questo suo bimbo. Pianse per notti intere, non riuscendo a farsi una ragione della bruttezza e della deformità del bambino, che ella amava anche più del primogenito.

Ceridwen AwenUn dì, finalmente, asciugatasi le lacrime che le rigavano copiose il volto, decise di fare qualcosa per il bambino: se la natura era stata avara con lui non donandogli la bellezza che meritava, ella gli avrebbe fatto un dono che lo avrebbe compensato, un dono meraviglioso, quello della poesia.
Così chiamò a sé Gwion, un ragazzino suo aiutante, e con lui cominciò a percorrere in lungo ed in largo tutta la foresta, tutte le verdi colline, tutte le montagne e tutti i pascoli di pianura alla ricerca delle erbe necessarie a preparare una pozione magica. Difatti, aveva trovato descritta in un librone antico la formula di un incantesimo che avrebbe potuto donare al figlioletto il fascino della poesia e dell’ispirazione.

Camminò per giorni e notti attraverso tutto il Galles, dormì, nelle fredde notti d’inverno, nelle case degli ospitali elfi dei boschi e, nelle calde estati, sotto il limpido cielo stellato di quelle terre. Dopo sette volte sette settimane, Cerridwen e Gwion ritornarono nella loro isola al centro del lago Tegid e la dea cominciò a preparare la magica pozione. Preparò un grande calderone, lo riempì con l’acqua del lago, accese un grande fuoco e mise a bollire le erbe che aveva raccolto.
Gwion era incaricato di controllare che le erbe bollissero a lungo e che il fuoco non fosse troppo vivace e, specialmente, che non si spegnesse mai. Gli abitanti del castello, aiutati dagli animali della foresta, erano tutti coinvolti nel procurare la legna necessaria a mantenere il fuoco sempre acceso sotto al calderone. La pozione sarebbe stata pronta soltanto dopo un’ebollizione della durata di un’intera luna, ventotto giorni e ventotto notti.

Cerridwen intanto, consultando il suo librone degli incantesimi, si era accorta che avrebbe dovuto raccogliere una quantità maggiore di erbe magiche; così si assentò e riprese a vagare per le colline. Quando tornò nella sua isola al centro del lago, nell’ultimo giorno della luna, diede a Gwion le nuove erbe che aveva raccolto; il ragazzo aggiunse le erbe alla pozione e, nel farlo, le prime tre gocce della pozione lo colpirono alle dita, scottandolo. Istintivamente egli portò alla bocca le dita e…
La magia lo avvolse all’improvviso. La Leggenda di Taliesin ebbe inizio.

Sentì che il suo corpo non aveva più peso; gli sembrava di volare nel cielo terso, ma, cosa ancor più strana, cominciò ad udire voci che provenivano da tutto il mondo ed a vedere il passato ed il futuro. Si sentì pervadere da una forza nuova, mai neppure concepita, prima di allora, da alcun essere umano. Ciò che vedeva e sentiva turbava moltissimo Gwion: si mise a correre per tutta l’isola, quasi a voler sfuggire all’incantesimo; lo sentiva troppo grande, immenso, incontenibile in una piccola mente umana!
Non era più il ragazzino di qualche momento prima: ora era un giovane alto, bello, dagli occhi penetranti e luminosi; ma il suo sguardo sembrava spaventato, allibito, quasi assente.

La Leggenda di TaliesinCerridwen, richiamata dalle grida di stupore che arrivavano fin dentro al castello, vide la nuova immagine di Gwion e subito capì. L’incantesimo, che ella aveva riservato al suo sfortunato figlio, si era, invece, impadronito di quel servitorello. Il volto della dea sbiancò, quasi svenne; tutto il mondo, il castello, l’isola, il lago, le colline, i monti, i fiumi, tutto cominciò a girarle attorno, come in un vortice. Non credeva a ciò che era avvenuto. Il fascino della poesia, anziché essere donato a suo figlio, era stato sprecato per quel misero Gwion!

Cerridwen sapeva che un solo essere umano avrebbe potuto ottenere l’incantesimo: per il figlio non ci sarebbe stato più nulla da fare. Allora la dea, che, sino a quel momento, era stata dolce, buona, gentile con tutti, a causa dell’enorme delusione ed esacerbata per il dolore, fu colta da rabbia accecante ed una cattiveria immensa si impadronì di lei. Cominciò ad inseguire Gwion, nella speranza di catturarlo e di ucciderlo: forse ciò sarebbe stato sufficiente a dare una nuova possibilità a suo figlio.

Ma Gwion, ora in possesso della capacità di vedere e prevedere, si diede alla fuga, per sfuggire all’ira della dea. Egli si trasformò in una veloce lepre, per meglio nascondersi tra l’alta erba dei pascoli e per essere più veloce nella corsa. Cerridwen, allora, si trasformò in un levriero velocissimo, per meglio inseguire la lepre.
Gwion, poi, si gettò nel lago e si trasformò in pesce, mentre Cerridwen si trasformò in una lontra, abilissima nuotatrice. Uscito dall’acqua del lago, Gwion divenne un uccello, ma la dea, assunte le sembianze di una civetta predatrice, continuò ad inseguirlo.

Infine, spossato per la lunga corsa e vedendo che non riusciva a sfuggire all’inseguimento di Cerridwen, Gwion pensò di trasformarsi in un piccolo chicco di grano, quasi invisibile ad occhio umano, e se ne stette nascosto tra la polvere dell’aia di un casolare. Ma la dea, a sua volta, si trasformò ancora: questa volta divenne una gallina e, beccando qua e là nell’aia, alla fine trovò il chicco di grano e lo ingoiò. La Leggenda di Taliesin prende il via.

Gwion, nonostante i nuovi poteri acquisiti, era stato sconfitto. Così pensò Cerridwen che assunse nuovamente le sue naturali sembianze di dea e tornò al castello desolata. Ma l’incantesimo non era finito, nonostante le apparenze. Infatti il seme di grano, che in realtà era il seme di Gwion, diede l’inizio, nel corpo della dea, ad una nuova vita. Dopo ventotto lune, infatti, Cerridwen diede alla luce un bimbo, un bimbo radioso, bellissimo, magico.
Era talmente bello e luminoso che la madre lo chiamò Taliesin, che significa splendida fronte. Egli crebbe e divenne sempre più bello e sempre più luminoso: la sua voce aveva il potere di incantare tutti gli esseri viventi e di espandersi, come musica ammaliante, sulla foresta, nel cielo, nei monti, ovunque…

La Leggenda di Taliesin il primo Bardo che raggiunge l’illuminazione dell’Awen attraverso il processo alchemico del Calderone di Ceridwen.

Diario di Viaggio

Diario di Viaggio

Diario di viaggio

Parlare di diari cartacei di questi tempi fa sicuramente sorridere le menti più tecnologiche, che considerano ormai sorpassato tutto ciò che non è “cloud”.
Cloud che peraltro vuol dire “nuvola”…voi vi fidereste ad affidare tutto ad una nuvola, che per sua natura è passeggera?

Tralasciando l’aspetto tecnologico, oggi vi parlerò dell’importanza di tenere un Diario personale, che in questa sede ho focalizzato sull’aspetto del Viaggio.
Questo Viaggio non è da intendersi come avventura, gita o vacanza. In tal caso non avrei messo la V maiuscola, ovviamente.
Qui si parla del Viaggio della vostra Anima.

In cosa differisce da un normale diario personale?
Non vi differisce molto in effetti, se non nei contenuti.

Se su un normale diario (io ne scrivo da quando avevo 17 anni!) possiamo parlare di ciò che vogliamo, come fosse un caro e fidato amico – il che è comunque un’esperienza bellissima e liberatoria che consiglio! – sul Diario di Viaggio scriveremo tutto ciò che viviamo nei momenti più particolari, spirituali e mistici che le esperienze di un certo tipo ci portano.

Su di esso potremo annotare esperienze di vita, incontri speciali, emozioni, pensieri, sensazioni fisiche, ricordi, frasi d’ispirazione, visioni, rivelazioni…chi più ne ha più ne metta!
Innanzitutto serve per mantenere una traccia di tutte le vostre esperienze più significative ed evolutive. Secondo, in esso potrete osservare il succedersi del vostro percorso personale, i vostri cambiamenti più importanti, i nodi ancora da scigliere.

Quando rileggerete vecchie pagine vi renderete conto che…il vostro è stato – ed è – un Viaggio!
E’ come guardarsi allo specchio osservando tutti i “sè” del passato fino ad oggi.
E potrete sempre decidere, un giorno, di bruciarlo in modo rituale, se desidererete lasciar andare tutte quelle “vecchie” versioni di voi. Questa è una cosa che spesso spaventa, perchè ci fa sentire come se cancellassimo il nostro passato, la nostra storia personale…ma questo è impossibile: siete sempre VOI, e lo siete nelle vostre cellule, nel vostro DNA,nei vostri atomi. E questo non cambierà mai.

Lavoro su di sè

Il Lavoro su di sè

Lavoro su di sè

Ho scelto l’immagine del famoso film “Il mago di Oz” per questo articolo perchè i personaggi rappresentano le qualità che dovrete sviluppare per iniziare l’altrettanto famoso “Lavoro su di sè” di cui praticamente tutti parlano.

Lo Spaventapasseri voleva un cervello.
L’Uomo di latta voleva un cuore.
Il Leone voleva avere coraggio.
Dorothy invece voleva tornare a Casa. Ma ne parleremo alla fine.

Sarò come mio solito molto diretto: ci sono solo due modi di vedere il lavoro su di sè.
Qualcosa di imprescindibile. Qualcosa di inevitabile.

Qualcosa di imprescindibile

Classicamente si tratta di lavorare sul proprio Ego: guardarsi dentro con onestà per scovare tutti i propri vizi e difetti.
Fine, niente fronzoli nè libri da leggere.
Sembra facile ma non è, però in questo campo ci vengono in soccorso tutti i personaggi che ruotano attorno a noi: partner, gentori, amici stretti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro, e via dicendo, in un cerchio che parte dal centro e si allarga all’infinito (e non è un’esagerazione).
LORO SONO GLI SPECCHI.
Tu ti rifletti in loro, e ti riassumo tutto ciò che devi sapere in una crudele frase:

TUTTO CIO’ CHE NEGLI ALTRI TI IRRITA,
E’ IN REALTA’ UNA COMPONENTE DELLA TUA PERSONALITA’!

SOPRATTUTTO QUANDO DICI IMMEDIATAMENTE E FERMAMENTE:
“NON E’ VERO! IO NON SONO COSI’!

Non importa se non ci credi, è solo questione di tempo (settimane, mesi, anni o vite!) perchè tu capisca che…SEI COSI’!
Il problema è che non lo vuoi vedere, o meglio, il tuo Ego è così un maestro nell’Arte del travestimento che te lo nasconde benissimo.
Da qui nascono tutti i migliaia di “percorsi evolutivi”, o crescita personale o qualunque altra etichetta gli vogliate dare, che alla fine è solo un business creato per agevolare quello che chiunque potrebbe fare gratuitamente: guardarsi allo specchio con un po’ di onestà.

Un lavoro un po’ più “dolce” è quello che Socrate ha inciso sul Tempio di Delfi:

“UOMO, CONOSCI TE STESSO!”

Questo implica il medesimo lavoro di introspezione, ma mirato a conoscersi per davvero, togliendo tutte le maschere, le credenze e i falsi IO. Questo è un Viaggio attraverso la scoperta dei propri gusti, preferenze, desideri, attraverso l’accettazione di chi si è e di chi non si è.
Niente maestri, nessun guru: dovrai solo dare ascolto alla tua Anima.

Cosa serve per questo “viaggio”? Lavoro su di sè

Torniamo al Mago di Oz. Abbiamo visto che i quattro personaggi cercano cose diverse…ma se guardiamo il film nel suo insieme, possiamo capire che sono 3 parti fondamentali per ottenere la quarta parte.

Il Cervello.
La mente non è nemica dell’uomo, altrimenti non se sarebbe stato dotato.
La mente non è nemica dell’uomo, solamente va disciplinata. Avete presente la nuvoletta sopra la testa di Homer Simpson quando pensa? Quella dove c’è una scimmia che batte i piattini, o che lo minaccia?
Ecco, ad oggi la vostra mente è esattamente così: a volte non vi aiuta affatto, altre volte vi è nemica.
Non deve per forza essere così, ma non posso aprire in questa sede una parentesi sulla mente, altrimenti non finirei più.
Sappi solo che il tuo cervello è “solo” un computer biologico: la base fisica affinchè tu possa PENSARE, RAGIONARE, RIFLETTERE, CONTEMPLARE, MEDITARE…CREARE!

Il Cuore.
Posto al centro del nostro corpo, è la vera funzione vitale. Se il cervello smette di funzionare, il resto del corpo può sopravvivere, anche se come un vegetale. Ma se il cuore smette di battere, tu sei morto/a.
Il Cuore però è anche un organo di senso, sede del chakra Anahata (“non colpito”), battito del tamburo sciamanico, ritmo della Vita stessa.
L’amore che provi nasce da qui. I tuoi sentimenti passano da qui. Attraverso il Cuore puoi comunicare con gli altri, ma soprattutto alla parte più profonda di te.

Il Coraggio.
Ci vuole davvero un coraggio da leoni per addentrarsi nel proprio inconscio, quella “selva oscura” dantesca.
Serve coraggio per guardarsi allo specchio, eliminare tutte le “colpe degli altri” e trovare in sè la causa di ogni personale rovina, fallimento, sconfitta, delusione, sofferenza.
E’ sempre più facile essere gazzelle e scappare. Chi affronterebbe un leone affamato dopotutto?
Eppure se guardate qualche documentario, vedrete che a volte (raramente) i più deboli smettono di scappare e affrontano il leone. Vincendolo.

Qualcosa di inevitabile

Ora rasenterò l’eresia per molti di voi, ma non è un problema, sono qui per questo: distruggere le certezze.

Esiste un punto di vista per cui tutto questo fantomatico “lavoro su di sè”…sia completamente inutile.
E può esserlo per ben due motivi: uno storico e uno teologico.

Il primo motivo è semplice: il senso di colpa e di peccato è stato indotto dai condizionamenti prima dello Gnosticismo, e poi della Chiesa nell’arco di 2000 anni, pertanto è ben incastonato nel nostro DNA e difficile da scovare ed estirpare. Ancor più perchè questo modo di vedere la vita deriva da una cultura ben precedente alla Chiesa, ossia quella indo-europea.
Sto parlando del Karma. Questo concetto, che di base è semplicemente la Legge Universale di Causa-Effetto, è stato ovviamente manipolato per scopi classisti ed elitari nel corso di migliaia di anni, e preso poi a modello in tutte le società di stampo patriarcale (come la nostra).
Esso è stato infatti associato al concetto di “colpa”: sei nato povero, devi rimanerci perchè è il tuo karma. Sei stato cattivo, nella prossima vita pagherai tutto quello che hai fatto.

Ora vi faccio una domanda: ricordate cos’avete fatto di male nella precedente vita per meritarvi le vostre “sfortune”?
Certamente no, o almeno non con certezza, ma avete comunque la sensazione di essere in qualche modo sbagliati, sfortunati, fuori posto, diversi…soli.

Ma c’è una buona notizia: con parecchio e duro lavoro potrete sbarazzarvi di tutto ciò e sentirvi finalmente liberi di esprimervi, di essere voi stessi, nel bene e nel male. Perchè non sta scritto da nessuna parte che cosa sia “buono” e cosa “cattivo” agli occhi di Dio. Sono solo interpretazioni umane riguardo qualcosa che è inconoscibile per sua natura.
In realtà ti basterebbe osservare una sola Legge universale per vivere in pace:

“NON FARE AGLI ALTRI CIO’ CHE NON VUOI SIA FATTO A TE!”

Il motivo teologico

Attenzione perchè ora sarò ancora più eretico.

Gli abitanti della valle dell’Hindo hanno certamente un pregio: esser stati dei grandi pensatori, mistici e…scrittori.
I Veda infatti sono tra i testi più antichi mai rinvenuti, ma a differenza di tutti gli altri…esistono studiosi (i Bramini) che li studiano dal sanscrito!

Senza stare a fare storia – quella ve la potete leggere ovunque – ciò su cui vorrei ti focalizzassi è il complesso calcolo delle Ere dell’Universo, che gli Hindù chiamano Brahma, la loro divinità creatrice.
Ebbene, il secondo motivo per cui niente di cui abbiamo parlato ha senso risiede in una singola parola: KALPA.

«Quando sanno che la durata completa di un giorno di Brahma è di mille eoni,
e di mille eoni la sua notte, gli uomini conoscono veramente che cos’è un ciclo cosmico.

Quando viene il giorno, tutti gli esseri distinti procedono dall’indistinto;
quando viene la notte, è in esso altresì che si risolvono, in ciò che è detto l’indistinto.

Questa stessa moltitudine di esseri, dopo esser venuta più e più volte all’esistenza,
si riassorbe suo malgrado, quando viene la notte; essa torna a sorgere quando torna il giorno.

Ma al di là di questo non manifestato, esiste un altro non manifestato, eterno che,
anche quando tutti gli esseri periscono, non perisce.

E’ detto l’Imperituro, il Non Manifestato; è Lui che si proclama essere il Fine Supremo.
Quando lo si è ottenuto, non si rinasce più. E’ la Sede Suprema.»
(Bhagavad Gita, Canto VIII, versi 17-21[9])

Che questo calcolo sia vero o meno, poco importa: la Natura è comunque ciclica.
Prima o poi anche questo pianeta e questo nostro sole moriranno, trasformandosi in altro, e non ci sarà più traccia di noi. Nessuna mamoria di chi siamo oggi, se non negli Atomi.
E se la natura dell’Universo è davvero quella di morire e rinascere in eterno, allora non vi è davvero posto per nessuna colpa, nessun errore, nessun “avrei dovuto”, nessuna fretta di andare da nessuna parte.
Tu sei sempre stato e sempre sarai, in forme diverse, Tutto.

E se pensi che invece non ci sia niente dopo la morte, che l’universo un giorno finirà punto e basta, ancora una volta non cambia niente: Tu sei qui, ora, in questo corpo e in questo tempo, per fortuna o per sfortuna. Sei tutto ciò che hai, e un giorno non ci sarai più. Magari tra neanche molto, visti i tempi che corrono.

Quindi…inizia a VIVERE! ORA!

Tornare a Casa Lavoro su di sè

La Casa di cui si parla non è ovviamente la casa col tetto, la porta e le finestre che ben conosciamo, anche se è una sua espressione.
Casa è il posto in cui ti senti a tuo agio, perfettamente in sintonia con la Vita, cioè con ciò che ti circonda.
Sentirsi a Casa è una sensazione unica, indescrivibile a parole, e che solo pochi possono dire di provare in un modo così profondo da essere in sintonia con il mondo, le stelle e l’universo!
Non serve a niente viaggiare, vedere tutto il mondo, se poi non sai stare con te stesso, seduto in un angolo della tua camera.
Casa è dove sei tu, dove esisti consapevolmente con ogni cellula ed ogni atomo del tuo corpo.

Comunque alla fine Dorothy riesce a tornare a Casa, e questo deve rincuorarci.
Almeno un po’.

Gerusalemme Celeste

Gerusalemme Celeste

Gerusalemme celeste

Il concetto della Gerusalemme Celeste è presente nell’Ebraismo sin dai tempi dei primi Patriarchi del popolo d’Israele.
La descrizione del sogno di Giacobbe ne è l’esempio più significativo. Dopo il sogno in cui Dio gli parlò e lo benedisse, Giacobbe chiamò “Porta del Cielo” quel luogo della Rivelazione: si trattava di Sion.
Sion è legata alla Gerusalemme Celeste e rappresenta l’aspetto corrispettivo della Gerusalemme in Terra.

E’ però nell’Apocalisse di Giovanni che troviamo la descrizione più dettagliata della Gerusalemme Celeste:

“L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. 
Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. 
[…]
Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo.
Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo, 
il quinto di sardonice, il sesto di corniola, il settimo di crisolito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisoprasio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.
E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.”   (Apocalisse 21:11)

Come possiamo vedere, pietre preziose e cristalli fanno parte dei più antichi simboli di sfere elevate della Coscienza umana ed ultraterrena. La presenza di tutte queste pietre è ovviamente simbolica di virtù e qualità specifiche, che solo una lettura esoterica del testo biblico può chiarire.

Il terapeuta olistico

Il terapeuta olistico

Il terapeuta olistico

Quali sono le caratteristiche di un terapeuta olistico?
Credo che al giorno d’oggi sia importante saper riconoscere chi si ha di fronte per potersi affidare serenamente.
Innanzitutto distinguiamo tre grandi categorie di terapeuti:

  • Coloro che hanno un Dono fin dalla nascita e che lo mettono a disposizione gratuitamente a chi cerca aiuto
  • Coloro che hanno fatto uno o più percorsi formativi ed esperienziali, facendo dell’aiuto al prossimo un lavoro
  • I “praticoni“,  ossia quelli che hanno letto un paio di libri o fatto un “corso del weekend” e si lanciano nel business del secondo lavoro

Partiamo dall’ultima categoria, forse la più diffusa per ovvi motivi di sopravvivenza e decadimento della razza.
Premesso che ognuno incontra chi deve incontrare, in linea col suo livello evolutivo, non è detto che l’esperienza con questi individui debba per forza essere negativa o completamente inutile. Proprio per la premessa fatta, le energie e le informazioni che arriveranno potranno comunque essere prese come spunti di riflessione personali. Perfino quando si pensa di aver “sprecato soldi” in verità vi è almeno un insegnamento che si può trarre, fosse anche solo aver imparato un pochino a riconoscere un praticone.

Come si riconosce un “praticone”?

Sono persone che si vendono come operatori, terapeuti o sciamani, ma che di fatto usano solo il canale olistico per tirar sù dei soldi extra a fine mese. Dopotutto praticano saltauriamente e nei momenti liberi, ma sempre a pagamento (a volte facendosi pagare anche più del dovuto).
Solitamente sfoggiano una parete di attestati e diplomi vari per convincere (probabilmente più sè stessi) che possiedono molte conoscenze ed abilità.
Col tempo imparerai a riconoscere questi personaggi dalla loro “aura”, ma questa è una cosa che non si può spiegare a parole.
Potrei aggiungere che spesso lavorano in casa e lo fanno come secondo (o terzo) lavoro, ma questo non è un metro di giudizio generale, e lo vedremo meglio quando parleremo di chi ha il Dono.

Gli operatori professionali il terapeuta olistico

La seconda categoria di terapeuti olistici si è diffusa parecchio dagli anni 2000 in poi, un po’ come alternativa concreta ad un lavoro ordinario, un po’ per l’apertura di un numero sempre cresceente di persone ad una nuova visione della salute, olistica per l’appunto.
Sono figure professionali (sebbene non ancora riconosciute dalla legge italiana) che hanno dedicato parecchi anni agli studi ed alla pratica, investendo poi i loro risparmi per aprire uno studio dove offrire i propri servizi.
Sicuramente ad oggi è molto più facile trovare questo tipo di operatori in quanto hanno solitamente anche un sito internet dove spiegano dettagliatamente ciò di cui si occupano.

Se dovete fare un trattamento per la prima volta, è consigliabile partire con questo tipo di figure, anche se il costo è naturalmente più alto per via dell’investimento fatto, delle spese di gestione e delle tasse.
Ciononostante andare in uno studio non è automaticamente garanzia di qualità: esattamente come in ambito medico, ogni individuo è un essere umano, con tutto il suo bagaglio di traumi e difetti, esattamente come tutti gli altri, e anche in questo caso bisogna girare un po’ prima di trovare il proprio operatore di fiducia che solitamente rispecchia un mix di qualità come: efficacia, professionalità, umanità, costo accessibile…e magari anche senso dell’umorismo!

I Guaritori

In questa categoria di individui molto rari, troviamo persone normalmente molto umili e riservate, che non sfoggiano la loro dote ed anzi preferiscono non parlarne affatto. Dotati fin dalla nascita, spesso non hanno vissuto il loro Dono come tale, non comprendendolo o addirittura “subendolo” e maledicendolo.
E’ molto difficile arrivare a loro se non tramite passaparola, e solo in casi che richiedono davvero il loro intervento.

Frequentemente sono pranoterapeuti naturali, e guariscono mediante l’imposizione delle mani. In casi ancora più rari sono persone che altrove verrebbero chiamate “uomini e donne Medicina”, e in altri tempi “streghe e stregoni”. Essi sono gli eredi dei guaritori di paese di un tempo, ossia quelli che per tradizione familiare ricevono un’iniziazione da un nonno o un genitore per tramandare il Dono.
Arriverai a loro solo se è destino che tu li conosca.

Come trovare il tuo terapeuta olistico?

Una cosa è certa: il vero terapeuta non ti illuderà mai di poterti risolvere tutti i problemi con le sue capacità, poichè è chiaro che la vita è tua e non c’è vera guarigione senza presa di coscienza della natura del proprio problema, nè senza impegno nel risolverlo completamente, lavorando sulle proprie dinamiche nocive che l’hanno generato e che lo mantengono.

A volte può essere una malattia karmica, altre volte una mente troppo fragile, oppure ancora un forte trauma che ha generato dei blocchi a tutti i livelli (energetico, mentale, emotivo e fisico). Non importa:

Se vuoi davvero guarire, troverai certamente la strada che ti condurrà al terapeuta olistico giusto per te!

Le tre anime

Le tre anime

anime gemelle

Nella vita di tutti i giorni possiamo distinguere tre tipi di anime, che seguono il livello di coscienza della persona:

Le anime semplici, alle quali bastano vite semplici: casa, famiglia, lavoro, amici, hobby.
Per questo motivo i più si sistemano velocemente e felicemente, sia nel lavoro che nelle relazioni.
Molti di loro però cercano perlopiù di colmare quel vuoto interiore con la rassicurante ordinarietà della vita quotidiana. Infatti arrivate ad un certo punto, anche le anime semplici sono soggette a rivoluzioni radicali inaspettate, per cambiamenti interiori od eventi sui quali non si ha il controllo.

Poi ci sono le anime poco evolute, che si rovinano la vita con le loro stesse mani senza nemmeno rendersene conto, continuando a dare la colpa al mondo.
Raramente qualcuna di loro troverà la pace, a meno di mettersi in gioco e riscattarsi con tanta, tanta fatica.

Infine ci sono le anime complesse, per le quali tutto è più complicato perchè ricercano il senso più profondo della vita.
Non c’è aspetto di essa che per loro fila via liscio: è come una vocazione, una richiesta interiore…una dannazione.
Per loro la vita non sarà mai facile essendo estremamente sensibili, curiosi e dediti alla ricerca ed alla riflessione.
Questa è la categoria di anime che può fare davvero la differenza nel mondo, ma purtroppo poche di loro emergono dalle angosce personali e da questa “ricerca” senza fine di un qualcosa che neppure si sa…

Ti ritrovi in una di queste descrizioni? Che anima sei?

Vi ho parlato di tre tipi di anime, ma dopotutto potremmo anche vederne solo due: quelle che evolvono e quelle che involvono.
Alcuni potrebbero aggiungere “chi resta fermo”, ma poichè la vita è in costante mutamento anche quando sembra stagnare, non è davvero possibile non cambiare, anche se molto, molto lentamente.

Ed ora, giusto per chiudere la riflessione “a modo mio”, vi dirò che, in fin dei conti, esiste un solo tipo di Anima:

QUELLA IN CAMMINO

Perchè dopotutto, chi può dire chi sale e chi scende? Senza conoscere lo scopo finale dell’esistenza, fosse anche della singola esistenza di un essere umano, ogni giudizio resta soltanto un giudizio umano, limitato dalla limitatezza della sua visione duale e temporale delle cose.

Pertanto concentratevi sulla vostra vita, e cercate di fare il meglio, aldilà di ogni categorizzazione.

Gea lascia facebook

Gea lascia facebook

Mentre il mondo va avanti (🤔), Gea va “indietro”, alla ricerca della Libertà perduta.
“Come indietro???” vi chiederete.
Un tempo un saggio disse: “Ogni grande viaggio inizia sempre col primo passo“.
Ebbene, il mio primo passo sarà eliminare la pagina di GEA da questo social, come vi avevo anticipato.
Lo so, molti diranno “ma perchè, è solo uno strumento, dipende da come lo usi!” e mille altre balle simili, atte unicamente a giustificare il proprio utilizzo, o meglio, la propria dipendenza da tale strumento.

Perchè sappiamo benissimo che è un mezzo di controllo, sul quale non si ha il controllo.
Perchè sappiamo benissimo che la privacy è violata, con nostro consenso.
Perchè sappiamo benissimo che fa parte ormai di Meta, un’enorme catena economica basata sulla vendita di dati e preferenze, che promuove la digitalizzazione della vita, la distanza sociale con l’illusione di una “social-ità” virtuale, il controllo e la gestione delle masse.
Tutte cose dalle quali voglio prendere le distanze.

Si tratta dunque soltanto di una questione: coerenza interiore. Perchè quella esteriore potete anche non averla, tanto di sti tempi non si accorge nessuno…ma quella interiore è una voce che chiama in continuazione dal profondo, e non è più tempo di ignorarla.

Dunque dicevamo, tornare indietro…

Non sempre fare un passo indietro vuol dire regredire: spesso è anzi l’unico modo per poter andare avanti. Ed è proprio questo il mio caso: sento un urgente bisogno di ritorno alle origini, alle antiche Tradizioni, al contatto con la natura e con l’essere umano, alla realtà che mai in altri tempi è stata così reale.

Dimenticatevi “Maya“, la grande illusione, e tutte le altre balle che vi hanno raccontato per migliaia di anni le religioni di tutto il mondo, religioni nate dalla paura di morire, dalla paura del Nulla. Religioni nate dal desiderio di riunire, mentre l’effetto che hanno avuto è sempre stato quello di dividere, portando odio, morte, violenza, controllo, paura e mortificazione.

C’è una sola religione che può cambiare le sorti di questa umanità, e guarda un po’, non è una religione!
Essa è una Spiritualità, un modo profondo di Essere e di sentire la Vita: la riconnessione col proprio Archetipo interiore, fonte della propria personale Verità.

La Verità non può essere imposta, descritta a parole o scritta sui libri.
La Verità è Libertà essa stessa, e come tale non necessita nè di essere accettata, nè tantomeno di essere promossa come unica verità.
Perchè la Ricerca della Verità è un Viaggio, forse l’unico Viaggio che realmente conta in questa vita di carne ed ossa, di mente e spirito.
Un Viaggio la cui meta è la Pace.
Sì, quella Pace che ognuno di noi tanto anela, e che viene invece soppressa, condizionata, manipolata, deturpata con illusioni e terrore, odio e rabbia, da tutto un sistema diabolico creato appositamente per tenerci incatenati alla paura.

Ora fermati un momento e respira.

Se anche tu riconosci di desiderare nel profondo una vita migliore, se anche tu aneli alla vera Felicità, allora forse è giunto il momento di fare qualcosa di più concreto per liberarti dal giogo del Sistema.

LIBERATI!

Gea continuerà la sua attività di informazione, creazione, incontri e promulgazione delle antiche Tradizioni attraverso la newsletter. Pertanto sei non sei ancora iscritto/a e ti va di ricevere degli aggiornamenti, puoi farlo a questo link:

ISCRIZIONE NEWSLETTER

La ricerca della libertà dai social e dal controllo.