La Leggenda di Taliesin

La Leggenda di Taliesin

Leggenda di Taliesin

Tanti, tantissimi anni fa, su un isolotto al centro del lago di Tegid viveva una bellissima dea, in un castello circondato da alberi millenari ed avvolto da un’edera cresciuta nella notte dei tempi. La dea veniva chiamata, tramite parole mortali Cerridwen.
Cerridwen amava molto la poesia, il canto e la musica ed intratteneva gli abitanti del suo regno fatato e tutte le creature del bosco, narrando loro racconti di epoche antiche, quando la pace regnava nel mondo e, nella natura, tutto era armonia e bellezza.
Cerridwen ebbe due figli. La Leggenda di Taliesin inizia qui.

Alla nascita del primo, bello come la madre, tutte le creature del lago e tutti i sudditi fecero grandi festeggiamenti: non si era mai visto, infatti, un bimbo più grazioso, tanto grazioso che anche i suoi pianti di neonato erano dolci melodie che incantavano tutti.
Il secondo figlio della dea nacque qualche anno dopo e, al contrario del fratello, era brutto, molto brutto. Nessuno se la sentiva di festeggiare la sua nascita ed anche Cerridwen era molto addolorata per questo suo bimbo. Pianse per notti intere, non riuscendo a farsi una ragione della bruttezza e della deformità del bambino, che ella amava anche più del primogenito.

Ceridwen AwenUn dì, finalmente, asciugatasi le lacrime che le rigavano copiose il volto, decise di fare qualcosa per il bambino: se la natura era stata avara con lui non donandogli la bellezza che meritava, ella gli avrebbe fatto un dono che lo avrebbe compensato, un dono meraviglioso, quello della poesia.
Così chiamò a sé Gwion, un ragazzino suo aiutante, e con lui cominciò a percorrere in lungo ed in largo tutta la foresta, tutte le verdi colline, tutte le montagne e tutti i pascoli di pianura alla ricerca delle erbe necessarie a preparare una pozione magica. Difatti, aveva trovato descritta in un librone antico la formula di un incantesimo che avrebbe potuto donare al figlioletto il fascino della poesia e dell’ispirazione.

Camminò per giorni e notti attraverso tutto il Galles, dormì, nelle fredde notti d’inverno, nelle case degli ospitali elfi dei boschi e, nelle calde estati, sotto il limpido cielo stellato di quelle terre. Dopo sette volte sette settimane, Cerridwen e Gwion ritornarono nella loro isola al centro del lago Tegid e la dea cominciò a preparare la magica pozione. Preparò un grande calderone, lo riempì con l’acqua del lago, accese un grande fuoco e mise a bollire le erbe che aveva raccolto.
Gwion era incaricato di controllare che le erbe bollissero a lungo e che il fuoco non fosse troppo vivace e, specialmente, che non si spegnesse mai. Gli abitanti del castello, aiutati dagli animali della foresta, erano tutti coinvolti nel procurare la legna necessaria a mantenere il fuoco sempre acceso sotto al calderone. La pozione sarebbe stata pronta soltanto dopo un’ebollizione della durata di un’intera luna, ventotto giorni e ventotto notti.

Cerridwen intanto, consultando il suo librone degli incantesimi, si era accorta che avrebbe dovuto raccogliere una quantità maggiore di erbe magiche; così si assentò e riprese a vagare per le colline. Quando tornò nella sua isola al centro del lago, nell’ultimo giorno della luna, diede a Gwion le nuove erbe che aveva raccolto; il ragazzo aggiunse le erbe alla pozione e, nel farlo, le prime tre gocce della pozione lo colpirono alle dita, scottandolo. Istintivamente egli portò alla bocca le dita e…
La magia lo avvolse all’improvviso. La Leggenda di Taliesin ebbe inizio.

Sentì che il suo corpo non aveva più peso; gli sembrava di volare nel cielo terso, ma, cosa ancor più strana, cominciò ad udire voci che provenivano da tutto il mondo ed a vedere il passato ed il futuro. Si sentì pervadere da una forza nuova, mai neppure concepita, prima di allora, da alcun essere umano. Ciò che vedeva e sentiva turbava moltissimo Gwion: si mise a correre per tutta l’isola, quasi a voler sfuggire all’incantesimo; lo sentiva troppo grande, immenso, incontenibile in una piccola mente umana!
Non era più il ragazzino di qualche momento prima: ora era un giovane alto, bello, dagli occhi penetranti e luminosi; ma il suo sguardo sembrava spaventato, allibito, quasi assente.

La Leggenda di TaliesinCerridwen, richiamata dalle grida di stupore che arrivavano fin dentro al castello, vide la nuova immagine di Gwion e subito capì. L’incantesimo, che ella aveva riservato al suo sfortunato figlio, si era, invece, impadronito di quel servitorello. Il volto della dea sbiancò, quasi svenne; tutto il mondo, il castello, l’isola, il lago, le colline, i monti, i fiumi, tutto cominciò a girarle attorno, come in un vortice. Non credeva a ciò che era avvenuto. Il fascino della poesia, anziché essere donato a suo figlio, era stato sprecato per quel misero Gwion!

Cerridwen sapeva che un solo essere umano avrebbe potuto ottenere l’incantesimo: per il figlio non ci sarebbe stato più nulla da fare. Allora la dea, che, sino a quel momento, era stata dolce, buona, gentile con tutti, a causa dell’enorme delusione ed esacerbata per il dolore, fu colta da rabbia accecante ed una cattiveria immensa si impadronì di lei. Cominciò ad inseguire Gwion, nella speranza di catturarlo e di ucciderlo: forse ciò sarebbe stato sufficiente a dare una nuova possibilità a suo figlio.

Ma Gwion, ora in possesso della capacità di vedere e prevedere, si diede alla fuga, per sfuggire all’ira della dea. Egli si trasformò in una veloce lepre, per meglio nascondersi tra l’alta erba dei pascoli e per essere più veloce nella corsa. Cerridwen, allora, si trasformò in un levriero velocissimo, per meglio inseguire la lepre.
Gwion, poi, si gettò nel lago e si trasformò in pesce, mentre Cerridwen si trasformò in una lontra, abilissima nuotatrice. Uscito dall’acqua del lago, Gwion divenne un uccello, ma la dea, assunte le sembianze di una civetta predatrice, continuò ad inseguirlo.

Infine, spossato per la lunga corsa e vedendo che non riusciva a sfuggire all’inseguimento di Cerridwen, Gwion pensò di trasformarsi in un piccolo chicco di grano, quasi invisibile ad occhio umano, e se ne stette nascosto tra la polvere dell’aia di un casolare. Ma la dea, a sua volta, si trasformò ancora: questa volta divenne una gallina e, beccando qua e là nell’aia, alla fine trovò il chicco di grano e lo ingoiò. La Leggenda di Taliesin prende il via.

Gwion, nonostante i nuovi poteri acquisiti, era stato sconfitto. Così pensò Cerridwen che assunse nuovamente le sue naturali sembianze di dea e tornò al castello desolata. Ma l’incantesimo non era finito, nonostante le apparenze. Infatti il seme di grano, che in realtà era il seme di Gwion, diede l’inizio, nel corpo della dea, ad una nuova vita. Dopo ventotto lune, infatti, Cerridwen diede alla luce un bimbo, un bimbo radioso, bellissimo, magico.
Era talmente bello e luminoso che la madre lo chiamò Taliesin, che significa splendida fronte. Egli crebbe e divenne sempre più bello e sempre più luminoso: la sua voce aveva il potere di incantare tutti gli esseri viventi e di espandersi, come musica ammaliante, sulla foresta, nel cielo, nei monti, ovunque…

La Leggenda di Taliesin il primo Bardo che raggiunge l’illuminazione dell’Awen attraverso il processo alchemico del Calderone di Ceridwen.

Diario di Viaggio

Diario di Viaggio

Diario di viaggio

Parlare di diari cartacei di questi tempi fa sicuramente sorridere le menti più tecnologiche, che considerano ormai sorpassato tutto ciò che non è “cloud”.
Cloud che peraltro vuol dire “nuvola”…voi vi fidereste ad affidare tutto ad una nuvola, che per sua natura è passeggera?

Tralasciando l’aspetto tecnologico, oggi vi parlerò dell’importanza di tenere un Diario personale, che in questa sede ho focalizzato sull’aspetto del Viaggio.
Questo Viaggio non è da intendersi come avventura, gita o vacanza. In tal caso non avrei messo la V maiuscola, ovviamente.
Qui si parla del Viaggio della vostra Anima.

In cosa differisce da un normale diario personale?
Non vi differisce molto in effetti, se non nei contenuti.

Se su un normale diario (io ne scrivo da quando avevo 17 anni!) possiamo parlare di ciò che vogliamo, come fosse un caro e fidato amico – il che è comunque un’esperienza bellissima e liberatoria che consiglio! – sul Diario di Viaggio scriveremo tutto ciò che viviamo nei momenti più particolari, spirituali e mistici che le esperienze di un certo tipo ci portano.

Su di esso potremo annotare esperienze di vita, incontri speciali, emozioni, pensieri, sensazioni fisiche, ricordi, frasi d’ispirazione, visioni, rivelazioni…chi più ne ha più ne metta!
Innanzitutto serve per mantenere una traccia di tutte le vostre esperienze più significative ed evolutive. Secondo, in esso potrete osservare il succedersi del vostro percorso personale, i vostri cambiamenti più importanti, i nodi ancora da scigliere.

Quando rileggerete vecchie pagine vi renderete conto che…il vostro è stato – ed è – un Viaggio!
E’ come guardarsi allo specchio osservando tutti i “sè” del passato fino ad oggi.
E potrete sempre decidere, un giorno, di bruciarlo in modo rituale, se desidererete lasciar andare tutte quelle “vecchie” versioni di voi. Questa è una cosa che spesso spaventa, perchè ci fa sentire come se cancellassimo il nostro passato, la nostra storia personale…ma questo è impossibile: siete sempre VOI, e lo siete nelle vostre cellule, nel vostro DNA,nei vostri atomi. E questo non cambierà mai.

Gerusalemme Celeste

Gerusalemme Celeste

Gerusalemme celeste

Il concetto della Gerusalemme Celeste è presente nell’Ebraismo sin dai tempi dei primi Patriarchi del popolo d’Israele.
La descrizione del sogno di Giacobbe ne è l’esempio più significativo. Dopo il sogno in cui Dio gli parlò e lo benedisse, Giacobbe chiamò “Porta del Cielo” quel luogo della Rivelazione: si trattava di Sion.
Sion è legata alla Gerusalemme Celeste e rappresenta l’aspetto corrispettivo della Gerusalemme in Terra.

E’ però nell’Apocalisse di Giovanni che troviamo la descrizione più dettagliata della Gerusalemme Celeste:

“L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. 
Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. 
[…]
Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo.
Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo, 
il quinto di sardonice, il sesto di corniola, il settimo di crisolito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisoprasio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.
E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.”   (Apocalisse 21:11)

Come possiamo vedere, pietre preziose e cristalli fanno parte dei più antichi simboli di sfere elevate della Coscienza umana ed ultraterrena. La presenza di tutte queste pietre è ovviamente simbolica di virtù e qualità specifiche, che solo una lettura esoterica del testo biblico può chiarire.

Il terapeuta olistico

Il terapeuta olistico

Il terapeuta olistico

Quali sono le caratteristiche di un terapeuta olistico?
Credo che al giorno d’oggi sia importante saper riconoscere chi si ha di fronte per potersi affidare serenamente.
Innanzitutto distinguiamo tre grandi categorie di terapeuti:

  • Coloro che hanno un Dono fin dalla nascita e che lo mettono a disposizione gratuitamente a chi cerca aiuto
  • Coloro che hanno fatto uno o più percorsi formativi ed esperienziali, facendo dell’aiuto al prossimo un lavoro
  • I “praticoni“,  ossia quelli che hanno letto un paio di libri o fatto un “corso del weekend” e si lanciano nel business del secondo lavoro

Partiamo dall’ultima categoria, forse la più diffusa per ovvi motivi di sopravvivenza e decadimento della razza.
Premesso che ognuno incontra chi deve incontrare, in linea col suo livello evolutivo, non è detto che l’esperienza con questi individui debba per forza essere negativa o completamente inutile. Proprio per la premessa fatta, le energie e le informazioni che arriveranno potranno comunque essere prese come spunti di riflessione personali. Perfino quando si pensa di aver “sprecato soldi” in verità vi è almeno un insegnamento che si può trarre, fosse anche solo aver imparato un pochino a riconoscere un praticone.

Come si riconosce un “praticone”?

Sono persone che si vendono come operatori, terapeuti o sciamani, ma che di fatto usano solo il canale olistico per tirar sù dei soldi extra a fine mese. Dopotutto praticano saltauriamente e nei momenti liberi, ma sempre a pagamento (a volte facendosi pagare anche più del dovuto).
Solitamente sfoggiano una parete di attestati e diplomi vari per convincere (probabilmente più sè stessi) che possiedono molte conoscenze ed abilità.
Col tempo imparerai a riconoscere questi personaggi dalla loro “aura”, ma questa è una cosa che non si può spiegare a parole.
Potrei aggiungere che spesso lavorano in casa e lo fanno come secondo (o terzo) lavoro, ma questo non è un metro di giudizio generale, e lo vedremo meglio quando parleremo di chi ha il Dono.

Gli operatori professionali il terapeuta olistico

La seconda categoria di terapeuti olistici si è diffusa parecchio dagli anni 2000 in poi, un po’ come alternativa concreta ad un lavoro ordinario, un po’ per l’apertura di un numero sempre cresceente di persone ad una nuova visione della salute, olistica per l’appunto.
Sono figure professionali (sebbene non ancora riconosciute dalla legge italiana) che hanno dedicato parecchi anni agli studi ed alla pratica, investendo poi i loro risparmi per aprire uno studio dove offrire i propri servizi.
Sicuramente ad oggi è molto più facile trovare questo tipo di operatori in quanto hanno solitamente anche un sito internet dove spiegano dettagliatamente ciò di cui si occupano.

Se dovete fare un trattamento per la prima volta, è consigliabile partire con questo tipo di figure, anche se il costo è naturalmente più alto per via dell’investimento fatto, delle spese di gestione e delle tasse.
Ciononostante andare in uno studio non è automaticamente garanzia di qualità: esattamente come in ambito medico, ogni individuo è un essere umano, con tutto il suo bagaglio di traumi e difetti, esattamente come tutti gli altri, e anche in questo caso bisogna girare un po’ prima di trovare il proprio operatore di fiducia che solitamente rispecchia un mix di qualità come: efficacia, professionalità, umanità, costo accessibile…e magari anche senso dell’umorismo!

I Guaritori

In questa categoria di individui molto rari, troviamo persone normalmente molto umili e riservate, che non sfoggiano la loro dote ed anzi preferiscono non parlarne affatto. Dotati fin dalla nascita, spesso non hanno vissuto il loro Dono come tale, non comprendendolo o addirittura “subendolo” e maledicendolo.
E’ molto difficile arrivare a loro se non tramite passaparola, e solo in casi che richiedono davvero il loro intervento.

Frequentemente sono pranoterapeuti naturali, e guariscono mediante l’imposizione delle mani. In casi ancora più rari sono persone che altrove verrebbero chiamate “uomini e donne Medicina”, e in altri tempi “streghe e stregoni”. Essi sono gli eredi dei guaritori di paese di un tempo, ossia quelli che per tradizione familiare ricevono un’iniziazione da un nonno o un genitore per tramandare il Dono.
Arriverai a loro solo se è destino che tu li conosca.

Come trovare il tuo terapeuta olistico?

Una cosa è certa: il vero terapeuta non ti illuderà mai di poterti risolvere tutti i problemi con le sue capacità, poichè è chiaro che la vita è tua e non c’è vera guarigione senza presa di coscienza della natura del proprio problema, nè senza impegno nel risolverlo completamente, lavorando sulle proprie dinamiche nocive che l’hanno generato e che lo mantengono.

A volte può essere una malattia karmica, altre volte una mente troppo fragile, oppure ancora un forte trauma che ha generato dei blocchi a tutti i livelli (energetico, mentale, emotivo e fisico). Non importa:

Se vuoi davvero guarire, troverai certamente la strada che ti condurrà al terapeuta olistico giusto per te!

Lotta tra Bene e Male

La Lotta tra Bene e Male

Lotta tra Bene e Male
Esiste una dicotomia nel mondo spirituale che riguarda il concetto e la realtà dell’Universo: sono come due facce della stessa medaglia, e bisogna fare attenzione a non fossilizzarsi solo su una. Lotta tra bene e male.
 
Esiste infatti una forma di Spiritualità che insegna a trascendere la dualità, scivolando in un’esistenza aldilà del giudizio e della distinzione tra “bene e male”, in cui tutto è Uno ed ogni evento avviene in sinergia con tutti gli altri.
Personalmente non ho mai conosciuto nessuno che avesse raggiunto questo livello, che reputo abbastanza “elitario”, nel senso che bisogna perseguire con costanza e tenacia un certo stile di vita e di alimentazione per potersi anche solo avvicinare a quello status, decisamente difficile da immaginare in Occidente.
 
Trovo invece significativo questo metodo come un lento apprendimento quotidiano che comporta lo studio e una pratica piuttosto immediata, attraverso svariati tentativi falliti e riusciti nelle azioni e nelle relazioni di tutti i giorni. Ci vorrà forsa una vita (o più di una!) per evolvere a tal punto, ma ben poco si ottiene con uno schiocco di dita del resto!
La lotta tra il bene e il male nella storia delle religioni.
Esistono però anche miti, leggende e racconti antichissimi sull’origine e sulla fine del mondo, nei quali non si accenna mai a qualcosa di diverso da uno sconto tra le Forze di Luce e le Forze di Tenebra.
Questo scontro è anche quello a cui siamo più abituati poichè tangibile, evidente, personale.
Le Forze del Male sono sempre e da sempre immanenti, un po’ come la morte stessa: qualcosa che minaccia costantemente la nostra vita pacifica, in modi più o meno sensibili.
 
Perchè l’uomo di tutti i tempi ha sempre percepito questo scontro necessario, eppure al contempo questa unità delle due polarità?
Semplicemente perchè così è la Creazione: Una, Duale e Trina, come Dio stesso.
 
Una poichè nulla esiste all’infuori di Dio.
Duale poichè per sua natura si esprime nella polarità necessaria all’auto-conoscenza.
Trina perchè l’espressione a noi percepibile non può che essere mediata da un terzo elemento, un’emanazione dell’Uno, che è l’Uno stesso.
 
E quindi sì, lo scontro in realtà esiste e non esiste al contempo: esiste poichè è tangibile, reale ai nostri sensi ed alla nostra coscienza; non esiste poichè concettualmente è in realtà la prima forma intelligibile di Dio per la nostra mente duale e dunque limitata.
 
Quindi mettetevi il cuore in pace, evitate futili diatribe: avete ragione entrambe, state solo guardando il Tutto da due punti di vista per forza di cose differenti.
 
FOTO IN ALTO: Nella foto ho comparato due dipinti in cui compaiono curiosamente il dio del fulmine Thor e l’Arcangelo Michele in una posa ed un’ambientazione pressochè identica. Questo, come sempre, sta ad indicare la comune origine di tutti i miti, leggende e religioni del mondo.

Velocità

Il problema della velocità

Velocità
Il cancro della “nuova era” è la velocità.
Di fatto interessa molteplici settori:
 
– Tecnologia…rincorsa ai “G” 📞
– Comunicazione…messaggistica istanteanea 📲
– Lavoro…urgenze, ottimizzazione, risparmio 🤖
– Tempo libero (ossia non-occupato)…esiste ancora? 🌳
– Trasporti…più distanza in meno tempo 🚀
– Alimentazione…i “fast-food”, cibo veloce e tutti gli annessi 🍔
 
Probabilmente ci sono molti altri aspetti colpiti, e comunque ci sono danni collaterali in ognuno di essi.
 
Ma con tutta questa velocità dove vogliamo/dobbiamo arrivare?
Davvero non possiamo aspettare la risposta di una persona per un giorno o due? Quando ero piccolo – e quindi si parla di soli 20 anni fa – si scrivevano ancora le lettere a mano, e le risposte bisognava aspettarle per un mese, tra una cosa e l’altra.
Ci cambia davvero la vita arrivare 5 minuti prima a casa? O un’ora prima in stazione? Certamente sì, se si ha una vita frenetica, ma la frenesia è frutto della velocità e dell’accumulo di “cose da fare”, di cui siamo voraci.
Ci costa davvero così tanta fatica non fare niente per un’ora, ed ascoltare il vento tra gli alberi?
 
Stiamo cedendo il nostro TEMPO in cambio di DENARO, all’unico scopo della VELOCITA’.
 
Guarire più in fretta, viaggiare più in fretta, fare più cose e più in fretta, per dimenticarci che la vita scorre. Ma il punto è che scorre comunque, anche se non le prestiamo attenzione, e quando lo faremo…sarà probabilmente troppo tardi.

Memoria olfattiva

Memoria olfattiva
– (re)impariamo a sentire –

Pomodori
Un tempo vedere era credere, poichè il cervello comprendeva attraverso l’elaborazione da parte di tutti i sensi.
Oggi non riusciamo ad elaborare l’enorme quantità di stimoli con cui siamo bombardati (spesso soltanto visivi e uditivi, ma per via indiretta), e così il cervello finisce per “credere e basta“, basandosi su ciò che ha a disposizione.
Così crediamo a ciò che ci viene detto e fatto vedere, senza averne una reale esperienza diretta: usiamo i sensi di altre persone, fidandoci.

Lo stress visivo è molto sottovalutato, ma la qualità delle informazioni che si ricevono è di vitale importanza.
E non intendo vitale in quanto altrimenti se ne muore, ma lo intendo come fondamentale per una buona vita.
La globalizzazione e internet hanno portato innumerevoli vantaggi, ma anche la tecnologia – come ogni cosa del resto – porta con sè il suo lato ombra: la lontananza e la mancanza di sensazioni reali.

Assuefarsi alla tecnologia porta all’allontanamento dalla vita reale, ossia ad un isolamento camuffato da “social-ità” virtuale. E isolarsi arresta il progresso dettato dalla necessità, oltre che dividere e rendere più controllabile la gente.
Da qui il passo è breve verso la fine delle relazioni e della civiltà stessa. Del resto il mito di Atlantide insegna.

Come sempre la via di mezzo è quella giusta: gustare sia il piacere di poter comunicare con una persona dall’altra faccia della terra in modo immediato e simultaneo (pensate quando si potevano solo scrivere le lettere!), ma anche saper staccare dal mondo ed immergersi in sè stessi, nel silenzio della meditazione o anche nella bellezza della natura e, perchè no, delle buone relazioni.

Cos’è la memoria olfattiva

In tutto ciò vorrei porre attenzione particolare sull’olfatto.
Vi stupirete di come certi odori riportino alla vostra memoria gli episodi più antichi della vostra gioventù, in modo più potente che non ricordandoli o tramite una fotografia!
Per me sono i pomodori che sanno di terra.
Gli odori sono in grado di riportare alla memoria episodi che ci hanno coinvolti in prima persona, riattivando le emozioni vissute in un determinato momento della nostra vita. Questo accade in quanto l’olfatto rappresenta il senso che maggiormente incide sul nostro inconscio, con la vicinanza anatomica del sistema olfattivo alle strutture deputate alle emozioni e alla memoria, ossia l’amigdala e l’ippocampo.
Gli odori verrebbero infatti archiviati assieme alle sensazioni vissute in una particolare situazione.
Questa curiosa funzione è anche chiamata “sindrome di Proust“, dallo scrittore Marcel Proust che per primo descrisse questa esperienza.

Matematica esoterica

Matematica esoterica

Popolazione mondiale
Esotericamente il numero 9 segna la fine di un ciclo, con un grande insegnamento ed una svolta decisiva.
In ogni caso porta una FINE, nel bene o nel male.
Guardando la curva demografica in basso e le statistiche di Worlometer potete notare l’aumento esponenziale della popolazione mondiale dal 1950 al 2000, con calcoli statistici sui prossimi 50-100 anni.
 
Ciò che balza all’occhio è che il “limite” di 9 miliardi è prossimo, e le conseguenze dell’avvicinarsi anche solo agli 8 miliardi le stiamo già vedendo coi nostri occhi: inquinamento, malattie, guerre, modifiche climatiche, catastrofi.
Ma soprattutto sfruttamento intensivo delle risorse naturali.
Perchè è questo il reale problema: si può anche risolvere il problema dell’inquinamento ma non si potrà mai produrre cibo (1° chakra = sopravvivenza) per sostenere più di una certa quantità di popolazione senza distruggere l’ecosistema.
Anche questa è matematica.
 
Come ben saprete (se siete del settore olistico o affini) la malattia è un segnale che qualcosa non và. Bisogna quindi capire cosa non va e “rettificare”, come ci dice il famoso motto alchemico VITRIOL.
L’Anima Mundi ci sta parlando chiaro: forse non arriveremo nemmeno al 2050, cerchiamo di imparare al volo l’importante lezione che questa epidemia di Covid ci sta portando.
Curva demografica

Regalo o pensiero?

Differenza tra regalo e pensiero

Pensieri ingranaggi
Sembra banale ma s’è persa questa attenzione in questi ultimi tempi di consumismo.
Qual’è la differenza?
 
Un regalo è una cosa qualsiasi, spesso banale, spesso legata solo al valore economico…qualcosa che ti do x farti vedere che ti ho preso qualcosa, che ci ho speso tanto magari, ma che magari già domani finisce in un cassetto o riciclata ad altri.
Non succede? Siate onesti, succede, e anche spesso!
 
Un pensiero invece è un’altra cosa…vuol dire che quando ti prendo una cosa, la prendo pensando a te, a chi sei, a cosa ti piace, a cosa rappresenti per me…e così il pensiero si slaccia completamente dall’aspetto economico (salvezza!), e basta un’idea semplice ma profonda per essere la migliore tra tutta la marea di regali.
Io li ho sempre fatti così, altrimenti non li faccio, e aspetto l’idea buona, che magari ti porto uno o due mesi dopo il tuo compleanno o dopo Natale…perchè un pensiero è un pensiero, e io posso pensarti in qualsiasi momento e anzi…sarà ancora più una sorpresa!
 
Quindi ora, se state pensando a cosa regalare ad amici e parenti, fate invece girare le rotelle della fantasia per concentrarvi su quella persona per scovare l’idea migliore che la rappresenti, perchè la cosa più sbagliata è fare un regalo partendo da quelli che sono i propri gusti personali.
E se siete in dubbio…chiedete! Non abbiate vergogna! Poi il “che cosa” lo sceglierete voi, ma chiedete cosa piace a quella persona! Perchè il vero REGALO parte dalla persona interessata, non da sè stessi o da un’etichetta col prezzo!
 
Un’altra riflessione può essere fatta sul significato diverso che in inglese si attribuisce alla medesima cosa: GIFT o PRESENT?
Il “presente” rispecchia anche un altro aspetto del “pensiero”: il fatto che nel momento presente è già insito il più grande regalo: LA VITA.

Il senso di essere umano

Il senso di Essere umano
– Tra I.A. e Pareidolia –

Pareidolia
Questo è un argomento di cui nei prossimi decenni si parlerà sempre più:
 
Cosa vuol dire ESSERE UMANO?
 
Ma la domanda del futuro sarà più che altro:
 
Qualcosa che non è umano, può essere definito tale?
 
Ora ci possiamo anche ridere sopra, ma è un dato di fatto che le “menti scientifiche” non credo nell’anima nè in tutte le altre “cavolate spirituali”.
Da questo pensiero il passo è breve: definire l’umano (ma sarebbe più opportuno dire umanoide a questo punto) come una semplice macchina pensante è come identificarlo ad un computer molto intelligente, ma replicabile.
Ed è questa illusoria replicabilità il nocciolo del problema.
 
Quando si rimuove l’anima, la parte spirituale dell’Essere Umano, rimane solo un involucro fatto di organi e chimica.
Aggiungiamoci la componente di aspetto umano, e il gioco è fatto: la pareidolia in azione.
 
L’uomo, fin dagli inizi, ha sempre ricercato sè stesso nelle stelle, nella natura, nel divino…per questo gli dèi sono pianeti e i pianeti sono dèi, per questo il sole e la luna vegono rappresentati con un volto…per questo vediamo esseri umani in tutto: è lo spirito che si riflette, e vede sè stesso.
Ho creduto per molto tempo alla possibilità che l’elaborazione di una “forma mentis” complessa, pressochè identica a quella umana, potesse ospitare la vita, o meglio, un’anima (teoria del Transumanesimo).
Ma mi sono ricreduto.
 
L’Uomo non è solo la sua mente, come l’uomo non è solo il suo corpo.
Corpo e mente sono solo strumenti per l’Uomo evoluto.
La mente comune è l’analisi, la scienza, la religione, il dogma. Fanno parte dell’aspetto YANG, come il cuore, il sentire, l’amore sono quello YIN.
E anche le religioni, sebbene parlino di qualcosa che sembra “altro”, in realtà non sono che mentalizzazioni per “dimostrare” o meglio tentare di spiegare, di rendere intelliggibile cosa è questo “Dio”.
 
Una macchina non può capirlo, ma un Uomo può comprenderlo.